1598 d.c.
1598 d.c.
La crisi iniziata con Ercole I (1471), in questo anno ha il culmine.
Nel maggio di quest'anno il Pontefice Clemente III entra a Ferrara con grande seguito, le feste si protraggono fino a novembre.
Cesare, cugino di Alfonso II ed erede del casato, è costretto ad andarsene perché discende da un'illegittimo.
Viene celebrato il matrimonio di Filippo re di Spagna con Margherita d'Austria e quello di Alberto d'Austria con Isabella sorella di Filippo.
Purtroppo con il passaggio di Ferrara sotto la dominazione papale, inizia il periodo di decadimento del ducato. Diventa il capoluogo di una Legazione con un Legato che rappresenta il papato.
Conserva diritto di battere moneta propria e di avere un'ambasciatore a Roma.
Il legato di Ferrara diventa il cardinale Francesco dei Conti di Blandrata.
Come Ferrara diventa dominio papale
Ferrara è persa.... Alfonso II muore senza lasciare eredi. Alla sua dipartita lascia la successione del ducato al cugino Cesare, già designata da tempo ma all'insaputa di quest'ultimo.
Cesare fa parte di un ramo laterale degli Este: il proprio padre Alfonso marchese di Montecchio è il frutto di una relazione extraconigale del nonno Alfonso I e Laura Dianti. Questo particolare è molto importante, perchè per una clausola pontificia, il vicariato su Ferrara è riservato alla sola discendenza "legittima" del casato.
Clemente VIII, l'allora papa, era estremamente intrasigente e aspettava solo l'occasione per riprendersi il ducato di Ferrara e porlo sotto la Santa Sede.
Il 29 ottobre 1597, due giorni dopo la morte di Alfonso II, Cesare, ignorando la clausola, si proclama signore di Ferrara con tanto di festa popolare per l'investitura. Il papa non perde tempo, convoca una congregazione di cardinali e annuncia il ritorno di Ferrara sotto lo stato pontificio. Per ribadire la sua volontà, minaccia che quanti vogliano difendere Cesare, ci sarà una scomunica sia per Cesare che per chi lo appoggia e manda anche a Faenza un'esercito di circa tremila cavalieri e ventimila fanti, tanto per essere chiari.
Da un cronista del tempo "... fu pubblicata la Schomunicha giunta nel Domo nostro contro D. Cesare da Esto: et fu in Domenicha; la qual scominicha fu tanto grande che a sentirla faceva arricciare i capelli"
Cesare non era certo adatto ad opporsi al papa visto il suo carattere che gli era valso il sopranome di "troppo buono", anche su consiglio del suo confessore gesuita, si sottomette alla volontà di Clemente VIII. Due giorni dopo la sua "resa" la scomunica viene sospesa.
Sempre da un cronista dell'epoca: "così fu... perso Ferrara, una delle prime città d'Italia, senza pur sfoderare uno pugnale".
Cesare cerca di ottenere una resa perlomeno decente e chiede aiuto alla cugina Lucrezia sorella del defunto Alfonso. Lucrezia odia il cugino Cesare e piuttosto che fargli un favore, porta il casato alla rovina.
Il capo della spedizione pontificia: cardinale Aldobrandini, con estrema faccia tosta e disprezzo aggiungerei, concede al povero Cesare di tenersi il titolo e il nome di Duca di Ferrara e gli concede di fondare un'altra Ferrara nello stato che più preferirà.
Il 29 gennaio 1598, Cesare lascia la città che era stata governata dai suoi antenati per 3 secoli.
Dopo la messa torna al castello, la moglie e i figli sono già partiti con il proprio seguito.
Da solo con gli occhi umidi di pianto se ne va con 600 cavalieri, 200 archibugeri a cavallo e 300 soldati di fanteria, si avvio verso la Porta degli Angeli, arrivato alla Chiesa che da il nome alla porta, gli viene in mente i carcerati, e allora da un'ultimo comando: manda il suo cameriere con una compagnia di archibugeri, sia alle prigioni del castello che a quelle del podestà e fa liberare tutti i prigionieri, dopodichè si avvia verso il suo ducato di Modena e Reggio per il quale aveva ottenuto l'investitura dall'imperatore Rodolfo II.
Il gesto così eclatante di Cesare fece cicolare una poesia composta da un'anonimo poeta veneziano:
"... da quel che ha fato
Cesaro d'Este cusì gran campion,
se fa sta conclusion:
che se in Ferrara i Cesari fa questo,
che sa ben quel che può far el resto"
Il suo governo sul ducato di Modena è durato circa trent'anni ma caraterizzato dalla sua scarsa autorità e debolezza.
FERRARA vol. I e II, ed. Alfa Bologna ∼ GLI ESTENSI di Luciano Chiappini, ed. Dall'Oglio ∼ Gli Estensi collana "Le grandi Famiglie d'Europa", ed. Mondadori
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